Libri e novità letterarie
Contattaci - libri@oggiblog.it




​​​

” Un bel sogno d’amore ” di Andrea Vitali. Editore Garzanti

Bellano. Il primo a entrare è don Eugenio, l’anziano parroco che ha celebrato il matrimonio di Andrea Vitali diversi anni fa. Non è per nulla infastidito dall’intruso. Il dottor Vitali ha messo sulla porta dell’ambulatorio l’avviso della presenza di una giornalista, arrivata fino a Bellano per scoprire se la leggenda è vera. Se i personaggi che popolano i suoi romanzi sono i suoi pazienti, i bellanesi di tutte le età che si muovono nella grande commedia umana che lo scrittore da due milioni e mezzo di copie mette in scena da oltre dieci anni. Lui, naturalmente, nega. “I miei pazienti non si devono confondere con i libri. Dalle loro storie prendo qualche spunto su cui poi tesso le mie trame. I nomi li trovo sul calendario di frate Indovino che tengo appeso in cucina”.
Sembra sincero, ma quando don Eugenio ci fa alzare, recita un’Ave Maria e ci benedice, è impossibile non sentirsi protagonisti del grande romanzo popolare del Camilleri di Bellano. Lo hanno soprannominato così per la capacità prodigiosa di inventare storie, intrecci e personaggi nel minuscolo paese sulla sponda orientale del lago di Como, quinta inossidabile dell’umana commedia vitaliana. Quello che cambia è la cornice temporale, i personaggi e le trame si muovono e si snodano in decenni diversi: l’inizio del 900, nel Ventennio. Con l’ultimo romanzo Un bel sogno d’amore, in uscita oggi, l’autore si proietta agli anni Settanta, quando ventenne aspettava con ansia che alla Casa del Popolo si proiettasse Ultimo tango a Parigi.  Il dottor Andrea Vitali, medico per volontà paterna, ha in cura mezza Bellano: 1500 pazienti di un paese di 3300 anime. I suoi assistiti lo chiamano Andrea, solo i pochi giovani che ancora vivono lì gli danno del lei, come il ragazzo marocchino che si presenta con un occhio gonfio e il volto per metà tumefatto in una rissa di tre giorni prima. Dice di essere andato al pronto soccorso e di avere fatto la denuncia, ma non ce l’ha con sé. Mente? Forse, ma per il momento bisogna fingere di credergli. Una radiografia subito, ghiaccio e torni domani “con referto e denuncia”. La psicologia nei due mestieri di Vitali è fondamentale come importante è usare il bastone e la carota. Per esempio, con l’anziana S* che telefona pretendendo una visita a domicilio durante l’orario dell’ambulatorio. Andrea la striglia con dolcezza e poi la saluta con un tenero basìn. Nella sala di attesa già da un po’ di tempo si sente un gran vocio che cerca di sovrastare una musica. Se non fossimo nell’ambulatorio della Asl di Bellano sembrerebbe una romanza. “Ho fatto due rivoluzioni nello studio: ricevo per appuntamento e ho inserito la musica in sala d’aspetto. Sono stato costretto a farlo, perché la sala era diventata un luogo di incontro e di chiacchiere e facevano un baccano infernale. Oggi si beccano La Norma“. Evidentemente, la coppia che entra barcollando non ama Bellini. “Andrea, po’det mi’a me’t su ‘na bela canzòn?” chiedono timidamente. Sembrano davvero frastornati. “Come no, magari Tiziano Ferro!”.  Forse il primo a essere un po’ fuori di testa è proprio Andrea Vitali. Sarà colpa della Breva, il vento che soffia da sud, o dell’umidità del lago, ma sembra di essere a teatro. Intanto, il dottor Vitali ha cambiato cd, e per qualche minuto non si sente più nulla.
In realtà, un luogo per ascoltare i racconti dei bellanesi c’è, ed è proprio a cinquanta passi dall’ambulatorio. Una panchina sul lungolago, dove il dottore-scrittore si fa raggiungere da chi ha storie da raccontare. I bellanesi più di noi sono curiosi di sapere chi si nasconde dietro la selva di personaggi. Però, da quando tre anni fa il sindaco uscente ha messo una targa, lo scrittore non ci va più volentieri. “Basta leggerla per capire perché ogni volta che la vedo faccio gli scongiuri” dice a denti stretti.  In effetti, attraversando la strada, sopra una mezzaluna di pietra a mo di altarino, di fronte al lago, c’è una targa di ottone: “Questa è la panchina sulla quale abitualmente lo scrittore bellanese Andrea Vitali sosta. Da questa panchina scruta e guarda, origlia e ascolta e il più delle volte si alza con ottime idee. Bellano, 6 Marzo 2010″.  A difesa dell’ex sindaco va detto che Vitali riesce a scatenare un tifo da stadio, lettori e lettrici fedelissimi vengono in pellegrinaggio a Bellano. Appena una settimana fa un torpedone targato Ticino ha scaricato ventiquattro svizzere per un Vitali-Tour partito da questa panchina. Un percorso di poche centinaia di metri tra il glorioso e ora fatiscente Cotonificio Cantoni che dava lavoro a mille persone, quel che resta della drogheria Redaelli, cioè un anonimo supermercato, il portone chiuso del Circolo dei Lavoratori, il guscio vuoto della prigione in piazza di Santa Marta. Per fortuna, il cinema esiste ancora. Ed è dalla Casa del Popolo che parte Un bel sogno d’amore, che sarà presentato domani al Salone del libro di Torino. Chi si chiede come Vitali abbia potuto scrivere per Garzanti sedici romanzi in dieci anni, vincere i premi Grinzane, Campiello, Bancarella e sfiorare lo Strega forse non sa che in questi anni il nostro ne ha scritti quasi il doppio. Tutti ambientati a Bellano. In estate uscirà per un piccolo editore Enigma di agosto, illustrato dal pittore bellanese Giancarlo Vitali che non è suo parente.
Vitali, a parte la moglie Manuela e il figlio Domenico, ha solo due passioni: la scrittura e la medicina. O forse la medicina e la scrittura. Due professioni che fa a tempo pieno. Non stacca mai il telefono per i suoi pazienti e non passa giorno in cui non scriva. Anche solo un quarto d’ora. A matita, su quaderni di carta riciclata senza mezza cancellatura, né ripensamenti. Lui si giustifica dicendo che quando trascrive al computer, in parte riscrive.
Durante la pausa panchina l’ambulatorio si è riempito. Sei persone cercano di sovrastare la voce e il basso di Roger Water sulle note di I wish you were here. Vitali ha sostituito Bellini con i Pink Floyd. L’età media dei pazienti è di circa 70 anni ma non sembrano per nulla infastiditi dal rock. Uno è uscito di casa in pantofole, una donna indossa una tuta acetata, un’altra conserva sul viso i segni di una bellezza svanita. Chi sa se tra loro c’è la signorina Tecla Manzi, il maresciallo Ernesto Maccadò o il maestro Zaccaria Vergottini? Forse, Andrea Vitali non inventa nulla, si limita a tessere con ironia e sapienza un disegno preparato dalla mano del destino o di Dio. A vostra scelta.



Stampa questo articolo

Rispondi