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“Il nero dell’oblio, della violenza e della ragione di stato“ di Ferruccio Fabilli

 

 

( didascalia della foto : a sinistra Ferruccio Fabilli,autore del libro; al centro Massimiliano Griner; a destra Umberto Berlenghini ).

 Ringrazio Oggiblog.it per l’opportunità di pubblicare quello che vuole essere il reportage della presentazione di un libro. Lo scorso 30 maggio, presso la libreria CLU di Corciano (PG), io e Massimiliano Griner, storico e autore tv, eravamo a fianco di Ferruccio Fabilli per parlare del suo “Il nero dell’oblio, della violenza e della ragione di stato“ (Intermedia Edizioni, Orvieto 2013 € 15,00). Fabilli, nato in Umbria ma da molti anni residente nella provincia di Arezzo, fa parte di quella generazione che, durante gli anni Settanta, scelse di fare politica con la passione che i giovani di allora misero al servizio dei loro ideali. Fabilli era un “rosso” e lo è stato anche nel decennio successivo, arrivando anche a guidare la città di Cortona nelle vesti di primo cittadino. A differenza di molti altri, Fabilli non ha avuto difficoltà a scrollarsi di dosso le incrostazioni ideologiche che, ancora oggi, per molti costituiscono un ostacolo alla tolleranza e al dialogo politico con chi la pensa diversamente. Probabilmente nessuno dei suoi ex compagni avrebbe mai immaginato che un giorno, abbandonata la politica attiva, Fabilli si sarebbe cimentato nella scrittura di un libro che parla di “neri”. E che li difende. A precedere questa sua ultima fatica c’è stato “Falce e coltello. Diario di un omicidio” (Intermedia Edizioni, Orvieto 2011 € 12,00) con il quale Fabilli anticipa in qualche modo i temi trattati nel successivo. In “Falce e coltello” Fabilli narra la storia di un delitto avvenuto negli anni Settanta nel cortonese, un omicidio che fu spacciato per un regolamento di conti fra estremisti di destra e sinistra, con un compagno accoltellato a morte. Per quella vicenda anche la stampa nazionale, Lotta Continua su tutti, versò fiumi di inchiostro contro i fascisti assassini. Più tardi si scoprirà che l’autore del delitto era un altro compagno che aveva mal digerito la condivisione con la vittima della donna più bella della zona. L’omicida esce da “Falce e coltello” per entrare in “Il nero dell’oblio”, una storia questa certamente più grande e più tragica, perché è quella della strage dell’Italicus di cui, il prossimo 4 agosto, cadrà il 40° anniversario. Quella notte, in un vagone del treno Roma-Monaco, esplose un ordigno uccidendo dodici persone e ferendone una cinquantina. Le indagini si rivolsero quasi subito verso l’estrema destra toscana, per trascinare poi sul banco degli imputati alcuni neofascisti della provincia di Arezzo. Decisiva la denuncia di quel compagno omicida di cui sopra il quale, insieme a un altro, era recluso nel carcere di Arezzo con un fascista della stessa città. I tre furono protagonisti di una clamorosa evasione che, se per il fascista si concretizzò in un vagabondare per la città toscana, ad attendere i due compagni c’era la redazione romana di un noto settimanale, dove la coppia di evasi raccontò le presunte confidenze ricevute dal loro ex compagno di prigionia, in quel momento ancora galeotto per le vie di Arezzo. Secondo la loro versione, quel neofascista avrebbe rivelato ai due il suo coinvolgimento nella strage dell’Italicus. Volutamente ometto nomi e sigle per non privare il lettore del gusto della (ri)scoperta di storie purtroppo sconosciute ai più. Nello scrivere il suo libro Fabilli si è liberato di ogni tipo di prevenzione, specie quella dettata dalla propria (vecchia) ideologia, e pazientemente si è messo a leggere carte e documenti e ascoltare i racconti di due importanti protagonisti di quella vicenda. Interessante è quindi la chiave di lettura che, nel suo libro, Fabilli dà sulla strage dell’Italicus, una lettura certamente controcorrente rispetto alla vulgata colpevolista, ancora oggi presente, di fronte anche alle sentenze di assoluzione. A supporto di quanto Fabilli ha scritto nel suo libro c’è stato l’intervento di Griner, il quale ha spiegato all’attenta platea i fatti e i retroscena della vicenda Italicus e lo ha fatto così bene da generare nella gente la voglia di saperne di più. Griner, fresco reduce dalla pubblicazione del suo “La zona grigia” (Chiarelettere, Roma 2014 € 16,00) in cui ha raccontato quella che per molti è la zona d’ombra esistita fra la lotta armata “di sinistra” e intellettuali, giornalisti, giudici, avvocati, ha esposto il suo punto di vista maturato dalla recente analisi di documenti inediti, quasi tutti provenienti dai processi istruiti per la strage. L’intervento di Griner è stato la prova che, con la giusta volontà e l’assenza di prevenzione ideologica, certi fatti della nostra storia recente si possono leggere con maggiore obiettività. E magari pure scriverne.

 

 Umberto Berlenghini

 

 



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