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Gli invisibili di Umberto Berlenghini

Il cinema come amore, ecco perché la prima scheda non la dimenticherò mai”. È così che Umberto Berlenghini esordisce nel suo libro/dizionario “Gli invisibili 2000-2010 dieci anni di cinema nascosto” (Il Foglio Letterario, Piombino 2012 € 22.00), un’introduzione che vuole essere anche una spiegazione del suo lavoro. Da sempre appassionato di cinema, Berlenghini lavora nel mondo della settima arte fin dal 1990 quando entrò a far parte dello staff della Mikado Film, glorioso marchio, sinonimo di cinema di spessore e di qualità, oggi purtroppo scomparso dal panorama della distribuzione italiana. Successivamente Berlenghini ha collaborato ad alcuni festival dove ha potuto mettere in pratica quelle che, come ci racconta sempre nell’introduzione, da bambino credeva fossero solo sogni nel cassetto. Infatti per AntennaCinema, per il Noir in Festival e per il Festival del Film Musicale, Berlenghini si è occupato di artisti come Stephen Frears, Robert Altman, William Friedkin e anche di Elvis Presley, curando per il rocker di Tupelo l’intera filmografia, in occasione del ventesimo anniversario della sua morte. Ma è per il suo idolo di sempre Sam Peckinpah, il leggendario regista di “Il mucchio selvaggio”, “Cane di paglia”, “Pat Garrett e Billy Kid”, definito dall’autore del libro suo “spirito guida”, che Berlenghini ha dedicato ben due retrospettive complete, e il documentario “Sam Peckinpah: portrait”. Per il suo “Gli invisibili”, Berlenghini ci fornisce una sorta di istruzioni per l’uso, informandoci che le 450 schede presenti nel libro sono di altrettanti film, italiani e non, realizzati fra il 2000 e il 2010, che nel nostro paese non hanno visto la luce nel normale circuito delle sale cinematografiche, né in quello dell’home video. E ci riferiamo solo a quei titoli visionati da lui: il dettaglio, apparentemente pleonastico, in realtà pone l’accento su un problema: infatti i 450 film sono solo una parte, sicuramente minoritaria, di quella produzione cinematografica mondiale che avrebbe tutti i diritti per arrivare da noi, fosse pure solo in dvd. Altro fattore da tenere conto è l’approccio che Berlenghini ha avuto nel compilare le sue schede: come lo stesso autore tiene a precisare, non si tratta di un lavoro di un critico paludato, ma più semplicemente di un appassionato cinefilo che, di fronte a un film, torna a essere quel bambino che era nei primi anni Settanta, quando si recava al cinema nascondendo sotto il cappotto un registratore che gli permetteva poi di “riascoltare” il film tutte le volte che voleva, anticipando idealmente quello che poi sarebbe stato l’home video. Ecco spiegati i numerosi riferimenti a grandi attori, attrici e registi del passato, menzionati nei commenti ai film recensiti; divertenti per il lettore, un po’ meno per i registi, le stroncature che Berlenghini fa di quei titoli a lui affatto piaciuti. Ma, come ci avverte nell’introduzione, “…quando un cinefilo vede un brutto film, si sente tradito. E reagisce di conseguenza.”

Pier Francesco Quaglietti



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