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“Come un fiore ribelle” di Jamie Ford

Seattle. È l’alba e il piccolo William si stropiccia i grandi occhi neri. Ancora avvolto nelle coperte, riesce quasi a sentire quelle canzoni sussurrate alle sue orecchie in una lingua antica. Ma è da cinque anni che non ascolta la voce di sua madre. Da quando è entrato nell’orfanotrofio e la disciplina ha preso il posto delle carezze. E l’odio è diventato la regola. Perché William è diverso da tutti gli altri, William è cinese. Però oggi, nel giorno fissato per il compleanno di tutti i bambini dell’istituto, William trova il coraggio di fare la domanda più difficile. Vuole sapere cosa è successo a sua madre. Le parole sono vaghe, ma lasciano intuire una risposta che trafigge il suo cuore come una lama: è morta. William non ci crede. Non vuole arrendersi a questa verità. Lui sa che è ancora viva. E c’è solo una persona con cui confidarsi: Charlotte, una cascata di capelli rossi e la pelle delicata come un fiore. Lei è l’unica a credergli e insieme decidono di fuggire dall’orfanotrofio per cercare sua madre. Ma ad aspettarli c’è un mondo pericoloso e oscuro. Il mondo violento delle strade di Seattle nei primi anni Trenta. Il mondo proibito dei locali, delle scintillanti insegne dei teatri e dei club. Proprio qui, William incontra uno sguardo che non ha mai dimenticato. Quello di una giovane cantante cinese. Deve scoprire chi è e cosa nasconde. Nessun ostacolo è troppo grande da superare. Perché adesso la speranza forse può tornare a crescere. La speranza di essere amati e finalmente al sicuro.Dopo il successo inatteso del suo precedente romanzo Il gusto proibito dello zenzero, ambientato a Seattle durante la seconda guerra mondiale, Jamie Ford torna a far luce sulla vicenda umana di una piccola comunità, quella cinese, che in seno alla società americana è riuscita faticosamente ad affermarsi. Lasciati gli anni oscuri della deportazione cinese in America nel 1944, questa volta l’autore si concentra su un periodo ancora più triste della storia americana, la crisi degli anni Trenta. Un periodo che, dopo il crollo della borsa di Wall Street del 1929, ha visto l’insorgere di ampie sacche di disoccupazione e di indigenza, soprattutto all’interno della working class e del proletariato urbano. È una Seattle ancora una volta avvolta nell’oscurità e nella miseria quella che ospita i due ragazzini protagonisti di questa intensa storia di sentimenti.
William è un bambino di dodici anni di origine cinese, Charlotte invece è una bambina americana dalla pelle bianchissima e i capelli rossicci. Entrambi sono ospiti della casa d’accoglienza del Sacro Cuore, una vecchia villa nella periferia di Seattle dove vengono portati gli orfani della città. Sono bambini lasciati in affidamento alle suore a causa della povertà delle loro mamme, con la promessa di un ritorno che non avverrà mai, oppure abbandonati per le strade, tra i cassonetti, da ignoti disperati. William e Charlotte sono al Sacro Cuore da cinque anni e si prendono costantemente cura l’uno dell’altra, visto che Charlotte è cieca. Della sua mamma non ricorda quasi più nulla, solo la dolcissima sensazione che provava quando, ancora in fasce, veniva amorevolmente cullata. William invece ricorda tutto di sua madre Liu Song, che lui chiamava ah-ma: i suoi occhi pieni di tristezza, la sua figura altera ed elegante e soprattutto la sua voce melodiosa. Sua madre era una cantante d’opera, figlia di due artisti dell’Opera cantonese per questo perseguitati per anni dal regime sanguinario della dinastia Quing. Persino quando i Manciù avevano autorizzato alcune esibizioni dell’Opera di Pechino, la famiglia di Liu Song aveva dovuto lasciare la Cina per trasferirsi in America. Ma la vita non era stata più clemente con loro. La febbre gialla aveva falcidiato tutta la sua famiglia, sua madre era morta in miseria, e anche Liu Song, per quello che gli aveva riferito la suora che dirigeva il Sacro Cuore, era morta.
Un destino davvero infausto, che William non riesce proprio ad accettare. Il giorno del suo compleanno, quando l’orfanotrofio organizza una gita in città, William si convince di aver ritrovato finalmente sua madre, viva e vegeta. La sua figura, bellissima come sempre, campeggia su un grande cartellone pubblicitario. Il suo nuovo nome è Willow Frost e, a quanto pare, è diventata in quegli anni una nota starlet dei teatri di mezza America. Tutte le radio e i giornali parlano di lei e della variegata compagnia di avanspettacolo che la accompagna, la città è invasa dai suoi volantini. È per rivederla ancora una volta che William e Charlotte decidono di scappare dall’orfanotrofio e perdersi in un mondo tanto pericoloso quanto affascinante. La domanda che lo assilla è sempre la stessa: perché sua madre lo ha abbandonato e, soprattutto, sarà disposta a riprenderlo con sé?
Un romanzo che conferma la grande abilità di Jamie Ford nel descrivere i sentimenti più intensi all’interno di realtà storiche difficili e spesso dimenticate. Una scrittura capace di delineare con parole semplici la lotta che ciascuno di noi deve compiere ogni giorno per superare l’odio e il rancore, per guardare con un filo di speranza il futuro.

 
Editore Garzanti Libri  (collana Narratori moderni)- Pubblicazione : 2013 – Prezzo : Euro 16,40


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